cena di famiglia



Vi invitiamo a entrare nella nostra casa.

Lasciatevi ingannare dai suoi abitanti. Al primo sguardo vi sembreranno persone normali, umani e vivi a tutti gli effetti. Credete forse che Albert, per esempio, preso a morsi, non urli di dolore? Angelica, magari si mette pure a piangere. Che dire di Mercèdes che ama Dumas, la direste forse una donna senza vita? Cap’e Bomba è un po' taciturno ma, credetemi, una buona forchetta. C’è addirittura anche un’attrice e un architetto, anzi, l’Architetto. Si direbbero proprio vivi, ma manca loro qualcosa: ogni residuo di empatia. Eppure sono capaci di ironia, di sincerità come di sarcasmo e di mentire.

Dal naufragio dei fondatori di Babilonia, si ostinano a vivere gli stessi luoghi, una casa. Questa casa - che più che una casa è una gabbia, piena di gente quanto vuota di non si sa bene cosa; qualcosa di vitale.

Forse non c’è più un disegno comune che li unisca, non più un padre o un grande fratello che gli faccia da casa. Non padroneggiano nessun linguaggio, non condividono nessun codice, se non l’epitaffio graffiante, il disprezzo per l’altro, il fastidio indolente, la rapina, il desiderio inappagabile di sfamarsi. Tanto basta a questi scalcagnati superstiti per fingersi comunità, famiglia. Unica loro nostalgia è la certa fine delle tremende portate che affastellano il loro tavolo da pranzo. Ciò che davvero conta è che il pasto duri a lungo. Loro lo sanno bene: a tavola non si invecchia, non c’è tempo.


Di e con Maria Carla D'Acunto, Alfonso Dolgetta, Simona Forte, Martino Napoli, Elisabetta Petraglia, Federica Pipino, Francesco Ronca

disegno scenico Federica Pipino

Actor coach e assistente alla regia Simona Forte

movimento scenico e assistente alla regia Serena Bergamasco

regia Carlo Roselli

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