parole | nuvole


PAROLE | NUVOLE
suoni respiri fonemi trasmissioni in memoria di Antonin Artaud

“Il corpo e la voce sono alcune delle coordinate entro cui si possono inserire gli attraversamenti che Antonin Artaud ha messo in opera nei confronti dei diversi ambiti espressivi: critica e poesia, cinema e teatro, disegno… Spazio in cui più di altri si realizza l’unione corpo-voce, è la radio – altro linguaggio esplorato dall’artista, territorio della sua ultima creazione, nel quale la voce viene trattata (forse per la prima volta) come uno strumento sonoro dalle infinite possibilità; “Per farla finita col giudizio di Dio” venne censurata alla vigilia della prima messa in onda, prevista per il 2 febbraio 1948, da parte della Radio Diffusion Française”.

“Nell'aprile del 1948 il testo è stato oggetto di una pubblicazione postuma, venendo in seguito inclusa nelle Opere complete di Artaud. Fondamentale e anarchica critica sulla società del tempo (ma sorprendentemente contemporanea) sull’America, la Guerra, la Scienza, il Dominio sulla Natura, la Chiesa – dalla quale si salva, però, l'uomo, che ha riconquistato la propria immortale libertà, e ha superato la soglia della colpa sfidando Dio e il suo giudizio,  segna anche la fine del rapporto artistico tra l’autore e la tecnologia, considerata disumanizzante e soverchiante orpello nella tanto cercata dissoluzione della forma”.


Partendo da qui, dall’uso strumentale della voce, abbiamo ipotizzato una messa in scena che analizzasse una parte “invisibile” del nostro lavoro: il suono e le vibrazioni che si celano in uno spazio e dentro la voce di un corpo vivo in scena, rifuggendo dagli schemi narrativi usuali e immaginando qualcosa di più simile a un concerto o ad una installazione; il rapporto con la microfon-azione è assimilabile a quello che possiamo avere con una lente d’ingrandimento o un micro-scopio e lo spazio sonoro e la sua amplificazione e deformazione acustica e ritmica, l’uso della tecnologia (misera) a nostra disposizione è stato scandagliato a fondo e utilizzato, laddove necessario, con misura.
E le parole allora, le nostre parole, arrivano da lontano: sono schiocchi, respiri, fonemi, glottololie, lallazioni, primitivi canti che non vogliono raccontare nulla o definire, desiderano solo essere la vibrazione del corpo/strumento che gioca al teatro. Buon ascolto.


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