teatrisospesi

chi siamo


un po' di storia

teatrisospesi è uno spazio artistico e culturale dedicato alle arti sceniche nato nel 2014 dalla necessità di avere un spazio nel quale sviluppare un proprio percorso teatrale in relazione con altre discipline e ospitare artisti e compagnie con i loro spettacoli, seminari, progetti… Dopo tre intensi anni la sala chiude, teatrisospesi continua la sua attività senza fissa dimora. Il nome stesso indica uno spazio aperto: un luogo attivo e disponibile, pronto ad accogliere la pluralità degli sguardi culturali, sveglio nello spalancare le sue porte alle nuove generazioni e alla ricerca artistica. Produce spettacoli, seminari intensivi di alta formazione su danza, musica e teatro, e laboratori cercando punti d’incontro tra diverse discipline della scena

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ORLANDO | il castello delle illusioni


orlando | il castello delle illusioni

L’Orlando Furioso di Ariosto è il poema della crisi, del crollo dei costrutti e della ricerca affannata di un idolo da possedere: sia esso un cavallo, un’armatura, una donna, comunque un qualcosa di definito che ci definisca. Ad aprire l’azione del testo è un atto di sovversione: una donna, messa al palio, fugge rompendo gli equilibri di un’intera società e di chi la abita, ma la perdita dell’equilibrio può condurre ad un passo in avanti o a infrangersi in un crollo.

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In fondo è primavera


In fondo è primavera

Durante il Ventennio Fascista, con l'ampliarsi della categoria della "devianza" morale e sociale, i manicomi si riempirono di donne accusate di essere libertine, indocili, irose, loquaci, piacenti, ninfomani, rosse in viso, smorfiose o, soprattutto, madri snaturate… “In fondo è primavera” è ispirato alla vera storia di Augusta F. (non se ne conosce il cognome), una donna triestina che visse la terribile esperienza dell’internamento in un manicomio ai tempi del fascismo.

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The tell tale heart | Il cuore accusatore


The tell tale heart | il cuore accusatore

Quello che abbiamo posto a radice del nostro progetto, come stimolo per la stesura di una drammaturgia attoriale, sonoro/musicale, è il lavoro meno noto di Poe, poeta e critico in un epoca durante la quale le Corporazioni si apprestavano a divenire "personalità giuridiche" e, nonostante i cupi echi di guerra ancora vicini e intere regioni immerse nella povertà, tutta la narrazione che la "Grande America" faceva di sé tendeva all'immagine più oleografica e luminosa possibile.

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Voci


VOCI

Le storie che custodiscono sono quelle di ogni famiglia italiana emigrata tempo fa in Sud America. Il racconto è leggero, ironico, intriso di malinconia e gioia per la inaspettata riconciliazione. La danza continua, si spoglia delle spigolosità, si fa dono, si rivela vita in continuo movimento. VOCI è un progetto sui dialoghi interiori, sulla relazione tra storia personale e il nostro tempo; è un'indagine in forma di teatro e danza sulla matrilinearità come storia fondante e dimenticata della storia umana,

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La ciorta di Zeza


teatrisospesi/Compagnia dell'asino rotto
spettacolo presente al festival Buda Jamarcna, dedicato a T.Kantor, Rzeszow, (Polonia). Partecipa alla prima edizione di Come d’Arte, festival Internazionale di Commedia dell’Arte, Viterbo. Premio “miglior regia” al Festival MonoDrama-Monologue Dramatique, Cantina delle Arti - Sala Consilina, Salerno, partecipa al Festival dei Teatri Mediterranei, Bertolt Brecht – Formia (LT).

Uno spettacolo surreale in bilico tra clown, commedia dell’arte e narrazione nel quale la musica, il corpo e l’interazione con il pubblico sono il mezzo per arrivare ad un teatro necessario e partecipato, senza per questo cedere il passo a (ri)animazioni varie, improponibili archeologie teatrali e sperimentalismi che possano mortificare l’essenza narrativa.

In una cucina/retrobottega, una serva tuttofare (Zeza) prepara il pranzo che andrà alla tavola del Principe Taddeo, ospite di un numero imprecisato di donne narratrici chiamate a intrattenerne la moglie, schiava brutta, saccente e dalle strane e infinite voglie che con un garbuglio e un sortilegio ha fatto innamorare il Principe a scapito di Zeza, la triste e innamorata giovane che lo salvò da un maleficio, finita (nella nostra idea) a gestire la cucina e a prendersi cura di un neonato.

Questo il pre/testo dal quale partire per un racconto in forma di scatole cinesi, nel quale la favola s’intreccia con la quotidiana dura vita di Zeza, tra le mille difficoltà di chi gestisce una cucina, pur di non morire di lavoro “origlia” alla porta per riferirci le storie di un mondo illusorio e senza spazio né tempo.

Di e con:
Carlo Roselli

Coreografie
Serena Bergamasco

Costumi
Anna Maria Siani

Musiche originali
Carlo Roselli


Il paese dove non si muore mai


Questa storia non è tra le più allegre: è una di quelle che parla della morte.
In effetti, tutti i personaggi sono morti, dal primo all’ultimo, ed è la morte stessa che si diverte a ricordare la storia di come li ha acciuffati tutti.
Grazie al gioco tra gli attori, possiamo gustarci le loro storie e vederli, sentirli parlare e, se possibile, toccare con mano i segni che hanno lasciato nella storia. Sono esseri millenari, molto antichi; ma li possiamo ancora ritrovare sospesi nel nostro mondo.

Li sorprendiamo assorti in un compito per noi così vivo e contemporaneo, del quale in molti proviamo desiderio o nostalgia: lavorare, avere cura di qualcosa, dedicarsi corpo e anima a un progetto di vita. Solo al termine del proprio compito può terminare la vita: questa è la loro fortuna.
E allora no, ho sbagliato: questa è una commedia. Non c’è nulla di triste nella fine di una vita ben vissuta.

C’era però un ragazzo che non la pensava così, ed è per questo che si mise in viaggio per "imparare dove si trova il paese dove non si muore mai ””.
Tra tutte le storie, è questa che vi vogliamo raccontare dall’inizio alla fine, o viceversa.

Di e con
Marco Di Gregorio
Simona Forte
Carlo Roselli
Questa

In-Fili


IN-FILI

Ispirata al mito delle Parche e della tessitura di Aracne, Penelope e Arianna la pièce, con brani recitati in Italiano, greco e latino tratti da Omero e Ovidio indaga il concetto di limite che, sviluppato in molteplici forme, è protagonista indiscusso del discorso.
Lo sguardo all’inizio offuscato dalla rabbia e dal dolore per il senso di frustrazione che l’esperienza umana fa di fronte al limite, lentamente si dipana e si focalizza sull’immagine di un bellissimo arazzo, un complesso intreccio di direttrici elaborato lungo il percorso della propria esistenza, scoprendo, con stupore, che il bagaglio esperienziale completo e comprensivo di limite rende il disegno più interessante, carico di colori e significati sempre nuovi.
Ci si sofferma dunque sulla possibilità di andare “con” il limite e non più di contrastarlo, rendendo possibile l’intreccio di una fitta rete di fili, dando “spago” alla creatività e giocando, ironicamente, con la casualità. “In-fili” nasce proprio da questo senso di stupore per le continue “deviazioni” di percorso che lo rendono complesso, divertente, doloroso ma sicuramente interessante e vivo.
Il principio di casualità è un costante compagno di gioco che si accompagna all’ironia sarcastica di chi conosce bene il fuoco, la lacerazione, il dolore e ne fa, da handicap, il suo punto di forza: l’ironia del clown che conduce attraverso il riso alla consapevolezza.

in collaborazione con
DUODANZA | scuola di danza classica, moderna e contemporanea

Con
Serena Bergamasco
Carmela Fiore
Martina Tavella

Musiche originali
H.a.n.t.

Scena e costumi
Domenico Latronico

Regia musicale, luci e aiuto regia
Carlo Roselli

Progetto e Coreografia
Serena Bergamasco

alta formazione e residenze


fuori tempo utile

fuori tempo utile

seminari residenziali su danza e teatro | Tortorella (SA) Parco Nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano con Adriana Borriello Marco Sgrosso - Le Belle Bandiere

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Corso di Composizione Coreografica | seconda edizione

Corso di Composizione Coreografica | seconda edizione

PROSPETTIVE con Giorgia Nardin, Seconda edizione del corso di composizione coreografica in collaborazione con Campania Danza e Borderlinedanza

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Corso di Composizione Coreografica | prima edizione

Corso di Composizione Coreografica | prima edizione

C.C.C. prima edizione edizione del corso di composizione coreografica con Adriana Borriello Susanne Linke Francesco Scavetta in collaborazione con Campania Danza e Borderlinedanza

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residenze artistiche


passaggio a sud est

Passaggio a sud est è un ciclo di 5 residenze artistiche dedicato alle arti visive, nato da un'idea dell'artista Antonio Petti e svoltosi da Settembre 2013 a Marzo 2015 nella “periferica” sala di teatrisospesi e, in conclusione, nello storico e centralissimo Palazzo “Fruscione” - fatto che ha scatenato diverse polemiche nel cuore della borghesia benestante salernitana.

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Les forcennes - "esserci e non esserci" - 8 micro videodrammaturgie

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lineeperiferiche


prima edizione | 2014

lineeperiferiche è un festival che ha avuto tre edizioni, dal 2014 al 2016 e che ha ospitato più di 40 compagnie da tutt'Italia e non solo con spettacoli, dibattiti e seminari.

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seconda edizione | 2015

Come nella prima edizione, quest’anno sono in programma non solo spettacoli ma anche seminari(dalla danza alla commedia dell’arte, dalla fotografia al teatro, dalla lettura all’illuminotecnica…), condotti dagli artisti invitati che...

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terza edizione | 2016

Lineeperiferiche si muove quest’anno in maniera leggera ma chiara in una direzione “politica” (ma quale teatro che non aspira ad essere “solo” intrattenimento”non lo è…) ri-dando alla parola il senso nobile che le appartiene e le spetta...

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ORLANDO | il castello delle illusioni

CENA DI FAMIGLIA


cena di famiglia

Vi invitiamo a entrare nella nostra casa. Lasciatevi ingannare dai suoi abitanti. Al primo sguardo vi sembreranno persone normali, umani e vivi a tutti gli effetti. Credete forse che Albert, per esempio, preso a morsi, non urli di dolore?

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parole | nuvole


PAROLE | NUVOLE
suoni respiri fonemi trasmissioni in memoria di Antonin Artaud

“Il corpo e la voce sono alcune delle coordinate entro cui si possono inserire gli attraversamenti che Antonin Artaud ha messo in opera nei confronti dei diversi ambiti espressivi: critica e poesia, cinema e teatro, disegno… Spazio in cui più di altri si realizza l’unione corpo-voce, è la radio – altro linguaggio esplorato dall’artista, territorio della sua ultima creazione, nel quale la voce viene trattata (forse per la prima volta) come uno strumento sonoro dalle infinite possibilità; “Per farla finita col giudizio di Dio” venne censurata alla vigilia della prima messa in onda, prevista per il 2 febbraio 1948, da parte della Radio Diffusion Française”.

“Nell'aprile del 1948 il testo è stato oggetto di una pubblicazione postuma, venendo in seguito inclusa nelle Opere complete di Artaud. Fondamentale e anarchica critica sulla società del tempo (ma sorprendentemente contemporanea) sull’America, la Guerra, la Scienza, il Dominio sulla Natura, la Chiesa – dalla quale si salva, però, l'uomo, che ha riconquistato la propria immortale libertà, e ha superato la soglia della colpa sfidando Dio e il suo giudizio,  segna anche la fine del rapporto artistico tra l’autore e la tecnologia, considerata disumanizzante e soverchiante orpello nella tanto cercata dissoluzione della forma”.


Partendo da qui, dall’uso strumentale della voce, abbiamo ipotizzato una messa in scena che analizzasse una parte “invisibile” del nostro lavoro: il suono e le vibrazioni che si celano in uno spazio e dentro la voce di un corpo vivo in scena, rifuggendo dagli schemi narrativi usuali e immaginando qualcosa di più simile a un concerto o ad una installazione; il rapporto con la microfon-azione è assimilabile a quello che possiamo avere con una lente d’ingrandimento o un micro-scopio e lo spazio sonoro e la sua amplificazione e deformazione acustica e ritmica, l’uso della tecnologia (misera) a nostra disposizione è stato scandagliato a fondo e utilizzato, laddove necessario, con misura.
E le parole allora, le nostre parole, arrivano da lontano: sono schiocchi, respiri, fonemi, glottololie, lallazioni, primitivi canti che non vogliono raccontare nulla o definire, desiderano solo essere la vibrazione del corpo/strumento che gioca al teatro. Buon ascolto.


la tempesta


GLI SCAMPATI - cerimonia con foto di famiglie.

Studio sulla impalpabilità dell’arte attoriale tratto da "La Tempesta" di W. Shakespeare
spettacolo a chiusura del laboratorio di teatrisospesi

Se, come Prospero, potessimo controllare le forze degli elementi, di certo fermeremo la tempesta che ci piglia e a nessuno mai sarà fatto del male. Non ci è dato: come Ariel, in questo mondo siamo solo attori e come attori dobbiamo vagare, aspettando il riconoscimento che ci possa liberare.
Le nostre poesie e alle nostre imprecazioni esplodono come fu per il povero Caliban, poi disperso. Se nemmeno a teatro possiamo sfuggire alla tempesta, allora metteremo in scena una festa per tutti i nostri fantasmi, celebrando nozze di riconciliazione. Solo l’amore, un amore tanto ingenuo quanto provvidenziale, ci potrà salvare. Miranda è quasi pronta ed è in scena che spia nei propri ricordi, nasconde i suoi timori, danza e attende. Ah, se solo lo sposo fosse già qui…

moby dick


moby dick
MOBY DICK
Laboratorio teatrale su suono e musica in scena
per attori, danzatori, musicisti

Diretto da
Carlo Roselli

Il teatro è principalmente un luogo d’ascolto perché l’ascolto è la condizione imprescindibile dell’agire teatrale. Ascoltarsi, ascoltare i propri partner di ricerca e di lavoro, ascoltare il pubblico… A quest’ultimo, al contrario, viene tacitamente chiesto -quasi sempre- di “assistere” alla scena, di focalizzare l’attenzione sulla vista di immagini e movimenti della messa in scena. Eppure, un tempo, si diceva “vado a sentire il teatro”. Il cambio “di prospettiva” c’è stato già molto tempo fa e questo mi fa ricordare quanto l’Opera classica fosse diffusa e accessibile e di quanto sia sempre forte il legame che intercorre fra il teatro e la musica. Perché non restituire all’ascolto almeno parte di quell’importanza?

Mi propongo di partire dal silenzio, allora. Quello che voglio è ridare spazio al respiro, al suono dei corpi in movimento, degli oggetti sulla scena e da qui partire per la costruzione di una drammaturgia che sia anzitutto suono, rumore, immersione, canto, concerto, ritmo, radio, trasmissione.

Ritrovarci, per il tempo che ci è concesso, su di un’isola “strana e dai mille rumori”, come naufraghi, come spettri, come selvaggi.
Obiettivo del laboratorio è quello di sviluppare un’indagine su di un mondo sottile e invisibile della scena fatto della continua dialettica tra silenzio e assenza di silenzio, in tutte le declinazioni possibili.
Corpo, improvvisazione, scrittura di scena, voce, parola, azione/ritmo, microfon-azione e amplificazione, spazio/ambiente, musica/rumore, drammaturgia del suono sono i principi di analisi del nostro “Moby Dick”.

les forcenés

otto video_esperimenti sull'esser_ci

a cura di Enzo Mirone/Malamut und Malingut teatr | teatrisospesi

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Duodanza

hartmann ensemble

cinque giorni di pace

La catastrofe, nel manifestarsi nei rapporti di potere e di dominio, non solo è già avvenuta ma continua ad accadere, incessantemente e a ritmo costante. L'intervallo di tempo tra un episodio di violenza e l'altro esiste solo in virtù di una funzione riflessiva, laddove ancora possibile, sulla assurdità e l'impossibilità di compiere qualsiasi atto umano in risposta. I rapporti di potere non sono "relativi" ma unilaterali e impermeabili a qualsiasi manipolazione. Sulla pelle dei più deboli, degli esclusi, leggiamo i segni di tale antica e morbosa danza tra oppressi ed oppressori. Di tutto, la burocrazia ne conserva le tracce: in edifici, protocolli, marche da bollo.

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